Soltanto alcune frazioni si stanno dotando di piani per ricostruire
di Giustino Parisse
L'AQUILA. Se L'Aquila sta rinascendo a caso le frazioni non stanno rinascendo proprio. I piani che dovrebbero essere alla base della ricostruzione di quei borghi completamente distrutti dal terremoto sono l'ultimo pensiero del Comune dell'Aquila che pure dovrebbe realizzarli praticamente. Se si dà uno sguardo se pur frettoloso a quanto sta accadendo nei paesi che sono stati rasi al suolo dal sisma del sei aprile si scopre che chi sta lavorando ai "piani" sono in modo diretto o indiretto persone volenterose che si sono appoggiate o si stanno appoggiando a università o a gruppi di tecnici.
A Onna, il piano di ricostruzione è stato avviato dai tecnici della ambasciata tedesca in Italia, è stato discusso più volte con la popolazione e con la Onna Onlus, il sindaco Cialente ne ha parlato sempre in maniera entusiastica ma se si prova a chiedere quando sarà approvato gli sguardi si fanno smarriti e vengono fuori una serie di intrecci burocratici che non danno speranze a chi vorrebbe ricostruire in tempi ragionevoli. Naturalmente sento già gli strepiti di qualche amministratore pronto a dire che è tutto a posto, che non è vero niente, che le cose stanno andando avanti. Allora a quell'amministratore faccio la stessa domanda che feci sei mesi fa all'architetto Gaetano Fontana della struttura di missione: se io volessi rifare casa mia, lì dove era il sei aprile, anche (per paradosso) rinunciando al contributo pubblico, quando posso aprire il cantiere? A questo quesito oggi nessuno può rispondere perché manca il piano di ricostruzione. E' il gatto che si morde la coda.
Altro paese che sta tentando di dotarsi di un piano per ripartire il più presto possibile è Tempera. C'è un gruppo di cittadini che in collaborazione con la scuola di design e architettura dell'università di Camerino ha predisposto il masterplan per la ricostruzione che dovrebbe essere consegnato al Comune. Ma anche qui le difficoltà sono enormi. Pochi giorni fa l'amministrazione separata dei beni di uso civico ha scritto a Cialente, Chiodi e Fontana per denunciare una situazione che sarebbe ridicola se non fosse frutto di una tragedia. Tempera è ancora piena di macerie (ne sono state stimate 35.000 tonnellate) e in tale situazione i geologi che dovrebbero fare le indagini geognostiche non le possono fare. Quindi il piano di ricostruzione c'è, il Comune forse prima o poi lo vedrà, ma sarà inutile se prima non vengono tolte le macerie o gran parte di esse.
A Bagno e frazioni ci si è affidati alle università dell'Aquila e di Venezia. Fra qualche settimana il piano sarà sottoposto alla popolazione e poi dovrebbe approdare anch'esso in Comune.
A Paganica la situazione è un po' più complessa. Si tratta di ricostruire un centro storico che è il secondo per importanza dopo quello dell'Aquila. A Paganica da qualche mese è nato un consorzio di imprese che ha come slogan «ricostruiamo insieme». Naturalmente anche Paganica avrà bisogno di un piano di ricostruzione (che non è solo individuazione di aggregati edilizi, cosa che è stata fatta un po' dappertutto) e non sarà cosa semplice.
Questi citati sono alcuni casi in cui in un modo o nell'altro si sta pensando a piani di ricostruzione. Hanno un tratto che li unisce: il Comune non è attore ma sarà, a Dio piacendo, solo sportello ricevitore di cose fatte da altri.
Dove, per una serie di motivi, nessuno si è mosso o non si è potuto muovere, tutto tace. San Gregorio è fermo al mattino del sei aprile. Nemmeno le strade principali del centro storico sono state liberate. C'è bisogno di far lavorare i geologi per capire se e dove si potrà ricostruire. Ma su come e quando buio totale. La stessa cosa si può dire per Bazzano, Monticchio, Arischia, Pescomaggiore e chi ne ha più ne metta. Chi pensa a fare i piani di ricostruzione di questi paesi? Per ora non si sa.
Come è noto le parole «piano di ricostruzione» mettono l'orticaria all'amministrazione comunale che ormai non nasconde nemmeno più di tanto che vorrebbe l'architetto Gaetano Fontana (che dirige la struttura di missione, cioè il braccio operativo del commissario Chiodi) lontano mille miglia dall'Aquila. Uno scontro che nasce anche da capricci e da differenze caratteriali che con la ricostruzione dell'Aquila non c'entrano niente ma che la stanno condizionando.
11 gennaio 2011 da il Centro
Nessun commento:
Posta un commento