sabato 31 maggio 2014

Abruzzo:testo unico sugli Usi Civici.

L'ABRUZZO TRA USI CIVICI E ABUSI 'CINICI'
''REGIONE SALVI NOSTRA UTILE BELLEZZA''

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L'AQUILA - Osservando la mappa giusta si fa una clamorosa scoperta: Luciano D’Alfonso è diventato presidente, come i suoi predecessori, di una Regione, l’Abruzzo, in cui un terzo del territorio è di uso civico, ovvero una proprietà collettiva, che appartiene ai cittadini locali, per fare legna, pascolare, raccogliere funghi, coltivare, ed è diversa da una proprietà di un ente pubblico, come una scuola o parcheggio.
Perché appunto è un bene comune che, tranne rare eccezioni, non è usucapibile o alienabile, e ha un fortissimo vincolo di destinazione d'uso. Insomma, è un patrimonio di utile bellezza, scandito da terrazzamenti, capanne a tholos e chiesette tratturali, borghi, torri e sentieri, pascoli e boschi, nei secoli disegnati nel paesaggio dal lavoro e dalla fatica di generazioni e generazioni di abruzzesi.
Tutte buone ragioni per chiedere un parere a Fabrizio Marinelli, avvocato, docente di diritto e direttore del Centro studi sulle proprietà collettive dell'Università dell'Aquila, che degli usi civici è forse la maggiore autorità in Italia.
E che sarà tra i protagonisti di un convegno che si svolge oggi a L’Aquila all'auditorium del Castello, assieme ai massimi esperti italiani in materia di usi civici.
Marinelli sta già lavorando, con il Centro studi, a uno stand per l’Expo di Milano del 2015 dedicato al cibo e alla cultura della transumanza e dei tratturi, grandi autostrade d’erba che dal Gran Sasso arrivavano ai pascoli della Puglia e che rappresentano tra gli esempi più spettacolari di uso civico.
E la prima proposta è immediata: "la Regione Abruzzo deve costituire un commissione ad hoc per mettere a punto un testo unico sugli usi civici".
“La Regione Abruzzo fece una legge, la 25 del 1988, che è stata copiata da molte altre regioni. Prevede da un lato la tutela ma anche la regolarizzazione dei terreni che hanno irrimediabilmente perso il carattere del’uso civico, per esempio quelli dove è stata costruita Roccaraso dopo la seconda guerra mondiale, proprio sul tracciato del Tratturo magno”, spiega ad AbruzzoWeb.
Poi però, prosegue Marinelli, sono subentrate altre leggi regionali che si sono aggiunte agli statuti delle amministrazioni separate, agli atti comunali, alle verifiche demaniali, alle leggi sulla montagna, alle discipline delle aree protette. Il risultato è un caos normativo, che impedisce una buona e snella gestione e valorizzazione delle terre di uso civico.
“Un esempio eclatante - spiega Marinelli - è il conflitto in atto a Pescocostanzo tra il Comune, che vorrebbe utilizzare per il pascolo e il taglio della legna l’area di uso civico del bosco di Sant’Antonio, e il Parco nazionale, che vuole la salvaguardia integrale. Con un testo unico si saprebbe almeno quali sono le reciproche competenze, senza dover incorrere in estenuanti contenziosi”.
E non è tutto: la Regione, che ha come competenza quella di controllare la corretta gestione dei terreni di uso civico, non è dotata degli strumenti idonei.
“In Regione di usi civici se ne occupa un solo funzionario, che per quanto bravissimo, non può far fronte alla grande mole di lavoro. Si dovrebbe costituire un ufficio con risorse e personale adeguato”.
Non è un dettaglio di poco conto. "Gli usi civici - spiega Marinelli - sono oggetto di mire speculative. Ci sono Comuni che cedono a società di comodo terreni per la pastorizia, ma l’attività è spesso fittizia e serve solo a ottenere contributi comunitari senza aver mai fatto pascolare un capo di bestiame. Inoltre per fare cassa e per ottenere facile consenso elettorale, con vari escamotage le amministrazioni favoriscono la cementificazione di terreni dove invece vige l’inedificabilità assoluta. Nelle aree interne, con tutto il patrimonio abitativo vuoto e disponibile, è una scelta miope consumare bellezza, suolo e paesaggio”.
A tal proposito, Tonino Guerra affermava che I’Italia non è più bella come una volta, perché una volta c’era chi la curava e non erano dieci persone messe lì e pagate dallo Stato, erano quelli che l’abitavano, i contadini.
Ecco, il nuovo governo regionale deve, nella visione di Marinelli, partire da questa suggestione, che poi è l'essenza degli usi civici, per fare della bellezza della nostra terra, il 'petrolio' con cui creare ricchezza diffusa.
“Il centro studi - spiega il professore - si batte per valorizzare i beni di uso civico. Siamo riusciti a far passare l'idea in sede di Comunità europea che i contributi per l'agricoltura possono essere erogati anche alle Amministrazioni separate di uso civico, che dovrebbero però favorire la nascita di cooperative agricole coinvolgendo i giovani del luogo, ed elaborare progetti che creino lavoro ed economie a filiera corta. Purtroppo molte amministrazioni separate si limitano ad una politica conservatrice e difensiva".
"il valore degli usi civici riguarda la tutela del paesaggio agrario e naturale - conclude Marinelli - la vivicazione delle tradizioni culturali delle popolazioni delle nostre montagne, che quel paesaggio nei secoli hanno plasmato. Quanto basta per costruirci intorno un grande progetto di valorizzazione turistica che possa creare lavoro ed evitare lo spopolamento”.

da AbruzzoWeb

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